
L’ex presidente degli Stati Uniti ha riconosciuto alla fine del suo mandato che la guerra in Iraq era stata un grave errore. All’epoca fu condivisa solo da Gran Bretagna, Spagna e Italia, contro tutto il reto del mondo. La motivazione ufficiale fu che quel paese disponesse di armi di distruzione di massa e fosse sul punto di approntare armi nucleari.
I fatti dimostrarono che l’Iraq a stento disponeva solo di armi tradizionali non di ultima generazione. Gli americani e i britannici avanzarono rapidamente senza grande opposizione ed espugnarono una capitale praticamente indifesa. Il dittatore e gran parte dei massimi capi non riuscirono o non vollero scappare in un rifugio sicuro e si fecero catturare come topi sbandati.
Poco dopo, l’America dichiarò che la guerra era finita con una vittoria su tutto il fronte e arrivarono così anche gli italiani a dare una mano. Ma la situazione era un po’ diversa. Si scatenò la guerriglia e gli attentati terroristici fin nel cuore delle capitale. La lunga processione ben occultata di bare verso gli USA aumentò di giorno in giorno e con i metodi di guerra degli americani più di un milione di iracheni ascese al paradiso di Allah.
Raggiunto dopo anni un accordo, non si sa quanto duraturo, tra sunniti, sciiti e curdi e ottenuto un minimo di tregua, si fecero le elezioni generali, si elesse un presidente, un parlamento e un governo. E fu la democrazia!
Il nuovo presidente USA ha annunciato ora che entro agosto del 2010 le truppe americane torneranno a casa, cioè tra un anno e otto mesi, come dire che la guerra non è ancora finita. Dopo tale data resterà comunque un contingente di soli 50.000 soldati a tempo indeterminato. Come successo in Corea del Sud dove è di stanza dal 1948 un consistente presidio di soldati americani.
Nonostante tutto ciò, c’è ancora in Italia il direttore di uno dei quotidiani della famiglia del primo ministro che ripete a ogni piè sospinto, con malcelata vanagloria, che gli americani hanno vinto in Iraq, portando la democrazia in un paese che era soggiogato dalla dittatura. E volendo significare: ho avuto ragione io, che ho sempre sostenuto l’intervento a spada tratta contro i molti.
Che per ottenere questa finta e precaria democrazia siano stati sacrificati 4.200 soldati americani e 1.200.000 iracheni non ha importanza. Senza considerare le atrocità delle prigioni tipo Abu Ghraib e del lagher di Guantanamo, dove ancora sono detenuti da anni in condizioni disumane migliaia di presunti terroristi, senza prove, senza processi, senza assistenza legale.
A parte la fondatezza del diritto di una potenza straniera di invadere con le armi un altro paese sovrano per imporre la propria democrazia a popolazioni abituate da secoli a vivere in diverse forme organizzative, è proprio sicuro, caro direttore, che il risultato ottenuto giustifichi la montagna di morti e di atrocità su cui è stato costruito?